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RISCOPERTO IL “CUORE” ROMANICO DEL SANTUARIO DELLA CONSOLATA

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È stato svelato il “cuore” romanico del Santuario della Consolata di Torino. Oggi viene restituita una pagina quasi sconosciuta della storia della città: davanti a nostri occhi ricompare infatti l’architettura imponente della antica basilica conventuale di Sant’Andrea, che i monaci fuggiti da Novalesa ricostruirono intorno all’anno 1000 nell’angolo nord-occidentale della città medievale. E' emersa la muratura laterizia esterna scandita da lesene, fregi di archetti pensili e monofore, ma anche le decorazioni interne, animate da fregi policromi e da ieratiche figure di profeti e santi, ciascuna illustrata da un cartiglio. I risultati presentati oggi confermano la sopravvivenza di un’importante testimonianza del medioevo torinese, che richiede ancora - per essere a pieno conosciuta e restituita alla fruizione - un lungo lavoro di indagine, studio e restauro cui la Soprintendenza intende porre attenzione e impegno.

 

Dopo 240 giorni di cantiere, grazie al sostegno della Fondazione CRT, sono tornati alla luce gli affreschi delle prime campate della storica Chiesa di Sant’Andrea, costruita nell’XI secolo, su cui venne eretto nel 1675 l’attuale tempio Guariniano.

 

I lavori di recupero sono stati condotti dal Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” e sotto l'alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Torino.

I lavori di restauro hanno interessato le murature dell’antica chiesa ancora conservate nella cosiddetta Cappella del Convitto. Sono stati rimossi gli intonaci e le coloriture moderne, facendo riemergere alcuni “gioielli” nascosti, risalenti all’epoca romanica, restaurati anche con l’ausilio del laser.

Sulla parete Sud è apparsa una grande figura dalla veste colorata, nell’atto di protendere una mano verso l’alto e reggere con l’altra un cartiglio. Le parole scritte rivelano la possibile identità del personaggio: il patriarca Abramo.

Sulla parete Nord sono comparse due grandi figure inquadrate da elementi architettonici, che recano in mano dei cartigli.

Alla sommità delle pareti, nelle fasce decorate, si riconoscono due volti: uno maschile con grandi occhi, naso affilato e barba, il cui copricapo ci dice che potrebbe trattarsi di un monaco, probabilmente San Benedetto, come suggeriscono alcune lettere rinvenute ai lati (i primi monaci della chiesa di Sant’Andrea erano proprio benedettini); l’altro volto, femminile, col capo velato, è caratterizzato da uno sguardo intenso.

Non si è lavorato però solo al romanico. Nel catino absidale, di probabile costruzione seicentesca, è stata riportata alla luce una decorazione floreale, a ghirlande e motivi vegetali, nascosta dalle più recenti ridipinture, le cui tracce erano state rilevate già con le prime indagini.

 

Questo importante scoperta è il traguardo di un percorso avviato nel 2009 dal Santuario, in collaborazione con le Soprintendenze del Piemonte, con il primo cantiere di indagini che ha portato alla luce significativi elementi dell’architettura e della decorazione della prima chiesa, un unicum nel panorama torinese.

Il cantiere attuale è frutto di una sinergia di forze istituzionali con diverse competenze formalizzata nel 2018 attraverso la redazione di un protocollo d'intesa che è stato congiuntamente firmato dalla Soprintendenza, dal Santuario della Consolata, dalla Curia Arcivescovile, dall'Università di Torino, dal Politecnico di Torino, dal Centro Conservazione Restauro “La Venaria Reale” e dalla Fondazione CRT. E' stato istituito un gruppo di lavoro composto da funzionari, docenti, tecnici e da liberi professionisti per valutare procedure e metodologie di intervento in vista della definizione di un piano di restauri complessivo, da cui ha preso avvio la fase più operativa del cantiere che ha condotto a questi ritrovamenti.

 

 

 

REFERENTE PER L'UFFICIO:  arch. Alessandra Gallo Orsi

 

 

 

 

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