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DOVE SIAMO


 

Palazzo Chiablese chiude ad ovest con la sua mole severa la piazza antistante il Palazzo Reale, protendendosi fino alla guariniana Chiesa di S. Lorenzo.  Dal 1960, anno in cui se ne completò il restauro dopo i pesanti danni bellici, ospita la sede della Soprintendenza.

Fu eretto, presumibilmente riplasmando preesistenti edifici medievali, alla fine del XVI secolo, quando il duca Emanuele Filiberto volle rinnovare la piazza centrale della sua nuova capitale e ne commissionò il disegno ad Ascanio Vittozzi. 

La prima proprietà fu della marchesa Beatrice Langosco di Stroppiana e del consorte Francesco Martinengo di Malpaga, che l’avevano ricevuto in dono dal  duca di Savoia; all’inizio del XVII secolo ospitò il Cardinale Pietro Aldobrandini, invitato a Torino da Carlo Emanuele I per presenziare ai matrimoni delle sue due figlie, Margherita e Isabella di Savoia e per superare le discordie tra il Ducato sabaudo e la Francia in ordine al possesso del Marchesato di Saluzzo. Nel 1642 fu la residenza del cardinale Maurizio di Savoia Carignano, che sposò Maria Ludovica, figlia di Vittorio Amedeo I; alla morte di quest'ultima accolse alcuni appartamenti a servizio della corte reale.

Nel 1753 Carlo Emanuele III destinò il palazzo al figlio Benedetto Maurizio, duca del Chiablese, natogli dalla terza moglie, Elisabetta di Lorena ed affidò all’architetto di corte , Benedetto Alfieri, l’incarico di rinnovarne ed estenderne gli appartamenti; l’intervento alfieriano, che comportò la parziale demolizione e la sopraelevazione dell’edificio preesistente conferì a Palazzo Chiablese l’aspetto attuale: attraverso un portone monumentale aperto sulla sobria facciata, in laterizio si accede ad un atrio porticato con colonne e pilastri in pietra e volte a crociera, per poi addentrarsi nei due cortili interni, divisi da una manica centrale (1761). Un portico ed una soprastante galleria lo connettono con il Palazzo Reale. 

Un maestoso scalone in marmo (1753/54) conduce al piano nobile, ricco di arredi, stucchi realizzati dal Sanbartolomeo, pavimenti in legno intarsiati, boiseries dipinte, camini in marmo, specchiere, sovrapporte attribuite a Michele Rapous, al De Mura, al romano Gregorio Guglielmi, testimonianze tuttora eloquenti del fasto della vita di corte (1756/58 il primo appartamento; 1760/62 il secondo appartamento). 

Alla morte del duca Benedetto Maurizio, avvenuta a Roma nel 1808,  il palazzo ospitò gli uffici per la "Commissione esecutiva" dell’ occupazione francese,  formata da Carlo Botta, Carlo Bossi e Carlo Giuli (dei "tre Carli"). 

Nel 1814 il Palazzo ritornò alla duchessa del Chiablese, vedova di Benedetto Maurizio, quindi, dal 1824, divenne proprietà del re  Carlo Felice, che lo preferì al contiguo Palazzo Reale, abitandovi fino alla morte. Alla sua morte passò al duca di Genova, Ferdinando, secondogenito del re Carlo Alberto, e rimase al ramo Savoia Genova per tre generazioni.  Nel 1851 vi nacque Margherita, figlia di Ferdinando e Maria Elisabetta di Sassonia, prima regina d'Italia.

Durante la seconda guerra mondiale fu ripetutamente colpito da ordigni e spezzoni incendiari che ne distrussero tetti e solai, devastando parte degli appartamenti; completati i restauri   vi vennero trasferiti dal Palazzo Carignano gli uffici della Soprintendenza, che aveva provveduto alla difficile opera di ricostruzione.

 

 

 

 

 

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